questa non è una cosa per piccoli

una volta un mio compagno di scuola si era messo con una ragazza più grande. noi eravamo piccoli, eravamo al biennio, e il fatto sembrava molto fico. poi la sua ragazza andò in gita in montagna a pasquetta e morì. e mentre a noi sembrava un fatto irreale, e nessuno ne parlava, neanche lui, io ripensavo a quella ragazza con i capelli corti corti (una volta l’avevo guardata bene di profilo, stavamo scendendo verso scuola sullo stesso tratto di strada) che stava, ironia della sorte, con un ragazzo dai capelli lunghi, e riflettevo su quanto fosse diverso quando qualcuno che muore all’improvviso acquisisce non solo nome e cognome, ma un profilo facciale. quella ragazza mi era abbastanza lontana da non farmi provare un vero dolore, ma per qualche proprietà transitiva mi era abbastanza vicina perchè io potessi associare un volto ad una notizia sentita raccontare.
a mia memoria è stata quella la prima volta che la morte di qualcuno abbia significato un’assenza. prima li vedi sempre insieme, anche se per pochi mesi; poi di colpo cominci a vedere lui da solo, che cerca di far finta di niente. e quando lo vedi insieme ad una nuova ragazza pensi: meno male, lo ha superato.

poi ti arriva una notizia, c’è l’ennesimo incidente mortale, l’ennesimo ragazzino che sbaglia una manovra o non reagisce in tempo alla curva troppo stretta di chi viene dall’altra parte, e questa notizia la sai un po’ prima di leggerla, perchè te la dice un giornalista che l’ha letta sull’ansa. il giornalista te la dice perchè l’ennesimo ragazzino stavolta non ha solo un nome e un cognome, ma un cognome che per te significa qualcosa, e anche se il ragazzino non ha un volto ha invece un padre che tu conosci, e che non solo ha occhi bocca naso orecchie ma ha anche una voce che senti spesso, anche se non accendi la televisione, perchè risponde spesso al telefono, quando mandi i comunicati; lo hai incrociato spesso in varie occasioni, ci hai passato del tempo lavorativo insieme, e hai avuto il modo di coglierne l’ironia, la delicatezza d’animo, la leggerezza e perchè no, anche il coraggio.
e tu non puoi fare altro che accertarti che tutti quelli che lo potrebbero conoscere lo sappiano, provi almeno a diventare un’appendice della sua voce, che adesso proprio non riesce a dire niente, neanche grazie. quando un padre ha occhi naso bocca orecchie espressioni facciali lo riesci a immaginare spezzato su un dolore che non si può raccontare, e provi ad essergli vicino, anche se solo con il pensiero, ti ci concentri bene ma sai che nessuna immedesimazione potrà lontanamente accostarti a quello che lui sta veramente vivendo, mentre pensa perchè non io, perchè io sono vivo e lui no, perchè gli ho comprato la moto.
e pensi a tutti i tuoi coetanei che hanno bimbi piccoli o che ne vogliono avere, a come sia tutto predestinato, e non puoi fare a meno di pensare a quando la tua amica al telefono era un po’ spaventata dal primo raffreddore del suo primo figlio, piccolissimo, e tu le hai risposto: il raffreddore è solo la prima cosa da cui non lo puoi proteggere.

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scrivo, amo, vivo
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