un confronto con wilkie collins

la mia seconda novità editoriale 2020 è viva in carta e inchiostro e il suo cuoricino batte nel seno della tout court edizioni. la seconda traduzione di cui mi sono occupata nella prima parte dell’anno è acquistabile! la consulenza editoriale è affidata a dario pontuale, la prefazione ad alberto iapichino.

si tratta di quattro racconti di wilkie collins che sono stati raccolti in “the black cottage”. se vi piacciono arthur conan doyle, robert louis stevenson o edgar allan poe, vi piacerà anche la sua narrativa, così gotica e non priva di ironia.

i racconti risalgono al periodo che va dal 1857-87 e contengono mistero, inquietudine e rock’n’roll.

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i miei nonostante

ero rimasta indietro, ho dovuto seguire la celebrazione da fuori la chiesa.  alcuni chiacchieravano, c’era chi rispondeva al cellulare; di altoparlanti esterni nessuna traccia. la messa me la sarei dovuta inventare.

in più, una diavolo di sirena miagolava da non so dove, vicinissima, ogni dodici o tredici secondi.

ogni dodici. tredici. secondi.

adesso me ne vado, ho pensato.

non mi bastava il brusio della comunità adorante. avevo bisogno di parole di sollievo, nuove chiavi di lettura, verità sconvolgenti che illuminassero il cammino. invece non riuscivo a sentire niente e ho pensato: adesso me ne vado.

meow meow meow.

ho iniziato a contare i secondi mentre cercavo il filo del discorso, qualche frase da carpire.

meow meow meow.

dieci, undici, dodici.

meow meow meow.

sette, otto… dodici, tredici.

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un confronto con james joyce

grazie all’iniziativa del direttore di collana dario pontuale la casa editrice alter ego mi ha permesso di cimentarmi in un confronto con james joyce e mi ha affidato la traduzione, in qualità di cultore della materia, de “i morti”, l’ultimo racconto di “gente di dublino” (1914).

il libricino è uscito per i tipi “gli eletti” ed è stato un viaggio emozionante, a contatto diretto con la lingua viva in cui è stato pensato e scritto e un po’ anche dentro la testa dell’autore.

una bellissima esperienza, dallo scorso luglio disponibile a pochi euro.

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adelaide

l’avrei chiamata adelaide. è stata di passaggio: un tempo brevissimo, appena venti giorni. non ho fatto in tempo a sentire il suo battito, a scoprire il suo profilo, sentirla camminare in pancia.

un giorno sono stata incinta e un altro giorno, semplicemente, non lo sono stata più. è accaduto nel tempo ovattato della quarantena, quando tutto era immobile e misterioso, impronunciabile. siamo stati messi in sospensione e così anche lei. è stata un frullio d’ali, che non fai in tempo a girarti che sei già sola.

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un forse detto piano

illudimi che io non sia corpo,

occhio, sorriso o gesto della mano.

maneggiami come una foglia

o piuma di fagiano,

meglio ancora un sasso, o un ramo

che prevede il soffio del vento.

ragionami come un’onda,

un pruno, un’ombra dissestata

fra breccia e marciapiede.

di tutto vorrei solo restare

aria, un moto, un’idea.

un forse detto piano,

dubitando.

“Sakura”, Mae Artist Performer Lapellelosente
Acquerello | Collezione Wabi Sabi (2018).
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l’errore*

Il bidello spinse le due piccole sedie in modo che gli schienali fossero contro il muro. Francesca le guardò dal fondo del corridoio e si chiese quale fosse destinata a lei e quale ad Alessandra. Si guardò le scarpe nere lucide e i calzini con lo sbuffo; li odiava, ma la mamma le aveva insegnato che era quello il modo di vestirsi nelle occasioni importanti. Le aule erano state svuotate e tutti i bambini e le bambine erano schierati in fila per due, raggruppati per classi; nei loro grembiuli neri sembravano delle lavagne puntellate di fiocchi azzurri e rosa.

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