i riflessi

all’inizio è sempre come la luna che sorge, sanguinoso e terribile.
poi l’intensità sale nel cielo, sempre più in alto, diventa più chiara, lampante.
in certe notti d’inverno la luna può stagliare contro la notte i monti più neri, se sono abbracciati di neve. è uno spettacolo irrinunciabile. il buio viene sbeffeggiato con un sorriso semplice, luminoso.

il declino inizia quando ancora la forma sembra piena e splendida. inizia quando a occhio nudo non si vede ancora; quando ancora la bocca è schiusa di stupore. il buio inizia a prendersi la rivincita mangiando poco a poco la perfezione, ogni giorno un po’ di più, fino a quando resta una falce con cui ferirsi.

spesso la sera devo fare un tratto di strada molto buio e con le curve. i fari abbaglianti si riflettono contro un certo muro, sempre lo stesso, ma ogni volta mi sembra di vedere anticipati i fari di un’altra auto. allora abbasso i miei, ma nessuna auto arriva. e ogni volta mi dico è successo di nuovo, il riflesso mi ha ingannata un’altra volta, ho creduto venire da altrove una luce che invece era la mia stessa luce.

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bambini

fattela, una serata, mi dice lui. lasciami il bambino, stai serena, prenditi del tempo libero. ma io non voglio del tempo libero, rispondo. libero da cosa? da una mia appendice? e come faccio a girare, monca, per strada?
libero è il tempo che si passa senza un peso. io non ho peso, solo un carico, croce e delizia al cuore. sono una bilancia tarata sulla dipendenza, sbilanciata completamente dalla parte degli abbracci, in maniera irrimediabile: tutto il resto è diventato leggero, vacuo. inconsistente.

lei ha proprio voglia, eh!, esclama di scherno uno studente che mi conosce da appena tre mesi. È il secondo in due anni scolastici, a usare quel tono tra l’esasperato e l’intenerito, come verso una bambina che salti sul divano all’ora di andare a dormire. lei ha proprio voglia! le stesse parole di una studentessa in un altro lugo e in un altro anno, pochi mesi fa. lei ha proprio voglia! ho pensato che l’anno in cui nessuno mi dirà così dovrò iniziare a combattere per non sentirmi perduta.

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di maggio

ma parliamo di quelli che muoiono in maggio,
quelli che l’acqua li inghiotte, il cuore tradisce,
quelli che il fiato sfinito si arrende.

non è lo stesso, lasciarsi col sole,
gridare il dolore mentre i glicini fanno profumo,
mentre i primi turisti, così bianchi di pelle,
attraversano il mare

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la ballata della speranza

angela aveva bisogno di tredici euro per comprare il latte. ha fermato i passanti all’angolo di una strada per chissà quanto tempo cercando di spiegare, nel suo italiano stentato, che in un certo posto era venduto in super offerta, tanto che lei avrebbe potuto sfamare il suo bambino per almeno tre settimane.
angela aveva la pelle africana e odorava di incenso. Continua a leggere

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amoroso giglio

una volta qualcuno mi ha detto che scrivevo come chi non ha figli, ma non mi ha mai spiegato il vero perché. adesso che ho te e la meraviglia è il sentimento che mi accompagna ogni giorno, da sei mesi a questa parte, capisco solo che molto di quello che ho scritto finora non potrei scriverlo oggi, perché non ho spazio per troppo dolore.
ho appena letto che Continua a leggere

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le parole che non ho trovato

me ne stavo lì, pietrificata. ludovico einaudi era davanti a me, firmava autografi con le spalle protette da due gorilla che smistavano persone come si fa intorno alle rockstar.
si sottoponeva docilmente alla prassi, forse anche stupito che ci fossero tanti giovani per lui. io ero e non ero in fila, aspettavo un po’ distante, con mio marito che, pronto con l’iphone, mi spronava invece ad avvicinarmi.
sarebbe stata la terza foto con ludovico einaudi nel giro di pochi anni, ma in pochi anni alcune cose erano cambiate e il risultato era che quella sera continuavo a fissarlo e a restare poco lontana. Continua a leggere

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