le 10 cose che ho imparato nel 2011

1. grazie ai consigli di ci_polla, nel 2011 ho imparato ad usare twitter . questo mi ha permesso di individuare un nuovo trend che è la segnalazione delle #10cosechehoimparatonel2011. mi piace l’idea ed ora rifletto sulle altre 9.
2. il valore delle persone è tutto quello che dobbiamo proteggere dalla nostra fretta quotidiana.
3. amare e scrivere è tutto quello di cui mi importa.
4. come dice la mia cognatamica marianna, l’amicizia è come l’amore: sempre chiede perchè sempre dà.
5. ci si arricchisce veramente solo quando si ascolta con la pelle.
6. quello che si dà, si ha indietro. il bene ritorna, il male ritorna.
7. quando non si è soli, tutto è possibile.
8. di contro, tutti noi abbiamo dei limiti: questi vanno sondati, riconosciuti e poi rispettati.
9. come dice il mio amico noam arp, il passato è una trappola che va smontata.
10. “siate il meglio di qualsiasi cosa siate” (martin luther king)

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friendship is like a glass

rainbow pastels

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preservare

a santo stefano uno dei miei cugini, lasciando la tavolata, mi ha salutato con un bacio sulla testa.
una mia coetanea vuole cambiare il modo di lavorare degli enti pubblici e non riesce a dormire perchè deve decidere come farlo.
un uomo mi ha raccontato come abbia sentito il dovere civile di raccogliere le cervella di suo figlio dall’asfalto.
il destino svela tutto il suo senso dell’orrido quando prende la vita di una donna che prepara da mangiare per suo marito immobilizzato a letto, e costringe quest’ultimo a sentirla gridare aiuto senza poter fare niente.

poi arriva natale e con il natale arrivano anche i film di natale, mandati in tv per tenere buoni i bambini mentre i grandi giocano a carte. io guardo la sirenetta e mi rivedo le scene sulle figurine che ho collezionato quando avevo dieci anni; mi ricordo anche quali mi uscivano sempre e quali invece erano più rare. poi riconosco l’inizio di mary poppins e mi ipnotizzo. torno a sprofondarmi bambina nella poltrona di pelle dello studio di papà, ad imparare a memoria canzoni, versi e smorfie.
il mio mondo era fatto di sfumature di colori e di storie rassicuranti, il mio problema più grande era imparare a metterle in ordine. nulla finiva se non il tempo di giocare o di mangiare biscotti. nulla era più crudele del lupo che minacciava cappuccetto rosso, o più pauroso del buio.

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a gleam of eternity (questa non è una recensione)

sono stata al concerto che francesco baccini sta portando in giro per l’italia. “baccini canta tenco – porto a spasso luigi nei teatri”.
ma questa non è una recensione. è il racconto ad occhi sbarrati di un’esperienza da cui ancora non mi riprendo.
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dei pugni chiusi

avevo imparato che chi non si aspetta niente non rimane mai deluso. me lo aveva insegnato una citazione di pope, e io credevo di averlo imparato. oggi questa certezza si squassa invece di fronte ad un’altra certezza: che non è vero, non l’ho imparato affatto.
sono felice perchè non mi aspetto nulla da nessuno, perciò quando mi viene donato con sincerità tempo, un sorriso, spontaneità, gioia, anche malumore, perchè no, anche il malumore mi prendo volentieri, ecco, per me è un dono che non ho chiesto, non ho programmato, e che perciò mi arricchisce e mi rende felice.
io sono così. riesco ad esserlo sempre.
con una sola eccezione.
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sta per piovere

mentre respiro l’odore di pioggia portato dal vento del nord, l’elettricità schiaffeggia i neuroni e li rende estremamente intolleranti. oggi odio la fretta delle parole, con cui si ha ansia di dare nomi a cose che non si conoscono affatto; odio i personalismi, odio quando si ha più premura di dire “io ho fatto questo” invece di “io ho fatto questo“; odio il grossolano modo con cui tutti possono potenzialmente fare tutto, i grafici i giornalisti i fotografi i cuochi gli scrittori; odio chi vorresti sentire vicino e invece non interagisce, chi fa il muro di gomma e ti lascia un senso di sordità addosso, chi fa finta di ascoltare e poi in realtà ti ha solo sentito. odio chi ha bisogno di stare solo, o chi ama per compartimenti stagni e si dedica ad una cosa sola per volta, e mentre stai fiduciosamente in disparte aspettando che si ricordi anche di te ad un certo punto ti chiedi: ma di quello di cui ho bisogno io, a qualcuno importa?

 io non ti credo più. ti ho creduto quando hai parlato di ricordi che vanno al di là del tempo, e di libri che raccontavano storie scritte per noi, e di aurore sognate a segnare una vita diversa. Continua a leggere

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