un confronto con james joyce

grazie all’iniziativa del direttore di collana dario pontuale la casa editrice alter ego mi ha permesso di cimentarmi in un confronto con james joyce e mi ha affidato la traduzione, in qualità di cultore della materia, de “i morti”, l’ultimo racconto di “gente di dublino” (1914).

il libricino è uscito per i tipi “gli eletti” ed è stato un viaggio emozionante, a contatto diretto con la lingua viva in cui è stato pensato e scritto e un po’ anche dentro la testa dell’autore.

una bellissima esperienza, dallo scorso luglio disponibile a pochi euro.

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adelaide

l’avrei chiamata adelaide. è stata di passaggio: un tempo brevissimo, appena venti giorni. non ho fatto in tempo a sentire il suo battito, a scoprire il suo profilo, sentirla camminare in pancia.

un giorno sono stata incinta e un altro giorno, semplicemente, non lo sono stata più. è accaduto nel tempo ovattato della quarantena, quando tutto era immobile e misterioso, impronunciabile. siamo stati messi in sospensione e così anche lei. è stata un frullio d’ali, che non fai in tempo a girarti che sei già sola.

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un forse detto piano

illudimi che io non sia corpo,

occhio, sorriso o gesto della mano.

maneggiami come una foglia

o piuma di fagiano,

meglio ancora un sasso, o un ramo

che prevede il soffio del vento.

ragionami come un’onda,

un pruno, un’ombra dissestata

fra breccia e marciapiede.

di tutto vorrei solo restare

aria, un moto, un’idea.

un forse detto piano,

dubitando.

“Sakura”, Mae Artist Performer Lapellelosente
Acquerello | Collezione Wabi Sabi (2018).
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l’errore*

Il bidello spinse le due piccole sedie in modo che gli schienali fossero contro il muro. Francesca le guardò dal fondo del corridoio e si chiese quale fosse destinata a lei e quale ad Alessandra. Si guardò le scarpe nere lucide e i calzini con lo sbuffo; li odiava, ma la mamma le aveva insegnato che era quello il modo di vestirsi nelle occasioni importanti. Le aule erano state svuotate e tutti i bambini e le bambine erano schierati in fila per due, raggruppati per classi; nei loro grembiuli neri sembravano delle lavagne puntellate di fiocchi azzurri e rosa.

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1440

la mia nonna bambina ha la testa fra le nuvole e i ricordi legati alla vestaglia. nella sua sala è sempre festa: i muri sono puntellati di foto di matrimoni importanti. c’è il suo, ci sono quelli dei figli e quelli dei figli dei suoi figli.
la mia nonna bambina è ogni giorno più piccolina. rivive i giorni della scuola e non sa dire cosa ha mangiato ieri. confonde alcuni tempi e azioni e resta sospesa in qualcosa che non sa raccontare. ogni volta che la vedo è un po’ più trasparente, ma ha sempre un sorriso fatto di luce.

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bilancio

ho letto
ho scritto
ho pensato non ce la posso fare
ho perso e non ancora ritrovato
ho scritto
ho pensato ce la posso fare
ho letto
ho montato astronavi
ho letto
ho scritto
ho messo calle in due vasi
ho pensato non so se ce la posso fare

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