le date autunnali di #LNM!

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con l’arrivo dell’autunno ricomincia il tour di LNM “loro non mi vedono”. i prossimi due mesi io e il mio libro edito da ianieri (collana bartleby) graviteremo principalmente fra la provincia di chieti e quella di pescara. vi aspetto quindi:
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LNM a ortona!

locandina ortona

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venerdì 10 ottobre l’hostaria del castello ospita un evento a base di LNM:
alle 19,30 “parole a scatti” vi aspetta per una special autumn edition: le foto di sandro menga e le parole di cristina mosca (cioè io) si incontrano nel reading di “loro non mi vedono” (ianieri edizioni, 2014, collana bartleby)… sospese ad un filo!

dalle 20,30 aperitivo buffet all-you-can-eat + 1 calice a 10 €.

cos’è parole a scatti: il progetto è nato nel 2012 dalle immagini di sandro menga, pubblicitario e appassionato fotografo ortonese, e dalle parole mie, autrice giuliese. le foto di sandro sono state accompagnate dalle mie didascalie in esposizioni nell’ortonese, sia in mostre collettive come zoo art sia in piccole personali. per l’edizione speciale d’autunno, il 10 ottobre le didascalie alle foto inedite di sandro saranno tratte dal mio libro.

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LNM in libreria k a pescara

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venerdì 3 ottobre LNM si fa un altro giretto a pescara, stavolta nella fantasmagorica libreria k. vi aspetto alle 18,00 con gli allegri librai, con cui saremo in conversazione. portate amici!

avevamo un secondo cuore, a destra, che batteva con voce sola, a tamburo.

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la spiaggia

Sono andati via tutti –
Blaterava la voce dentro il ricevitore.
E poi, saputa: – Non torneranno più –

Ma oggi
Su questo tratto di spiaggia mai prima visitato
Quelle toppe solari… Segnali
Di loro che partiti non erano affatto?
E zitti quelli al tuo voltarti, come niente fosse.

I morti non è quel che di giorno
In giorno va sprecato, ma quelle
Toppe di inesistenza, calce o cenere
Pronte a farsi movimento e luce.
Non
Dubitare, – m’investe della sua forza il mare –
Parleranno.

(Vittorio Sereni)

grazie a gianni totaro per avermi aperto questo scorcio d’infinito (in cui ho perfino ammesso l’intervento delle maiuscole).

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clasp

sono rimasta a fissarla perché mi sorprendeva il modo in cui mangiava quello che aveva tolto dalla borsa frigo. aveva un panino nella mano sinistra e un’altra cosa, simile ad una fetta di anguria, nella destra. davvero non capivo cosa avesse, nella mano destra, ma mi ipnotizzava il suo modo meccanico di portare alla bocca prima l’una e poi l’altra, tirare un morsetto prima a un piccolo pezzo del panino e poi a un piccolo pezzo dell’altra cosa, quasi senza masticare – quasi senza respirare, in realtà.
non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso, perché contavo i morsi e mi dicevo adesso deglutisce, adesso prende fiato. invece no, i morsi arrivavano a sette a otto e a dieci, ma erano talmente minuscoli che la bocca sembrava non riempirsi mai, e lei sembrava non deglutire mai. era un robot con gli occhi persi in chissà quale pensiero, arreso alle mani programmate per portare alla cavità designata a bocca del materiale preimpostato per entrarci.

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dietro la voce vera delle cose

sei torbida, mi ha detto. come, torbida, ho fatto io. torbida, mi ha risposto. addensata.

mi vede come una birra artigianale, in cui c’è dentro tanta roba, che uno ha voglia di fermarsi e andare oltre.

ci ho messo un giorno a capire che era un complimento. ci sono riuscita solo perché ho pensato agli specchi, e agli sguardi incrinati che possono riconoscersi attraverso una fotografia, un controluce, una prospettiva. ho potuto capirlo solo misurando lo spazio che sta tra il primo sguardo e il secondo, dietro la voce vera delle cose. ho ricordato il frantumarsi di stelle dopo una risata, il ritrovarsi mai uguali eppure sempre un po’ somiglianti.

ho considerato la parola “indefinibile” come una carezza, di forma tendente all’infinito. Continua a leggere

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