la morte non è niente (henry scott holland)

La morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,
ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.

(Henry Scott Holland)

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7 in 1. border identiy – identità di frontiera

performance 8 marzo domenica 8 marzo 2015 succede una cosa un po’ strana a pescara. alle 18,30 inizia una performance che mette insieme sette identità, fino a ottenerne una sola. saranno superati i confini e messe da parte le convenzioni, dietro un’idea che ha avuto l’artista marco sciame e che l’associazione culturale “oltre l’involucro” ha sposato. l’appuntamento con “7 in 1. border identity” è a pescara presso lo studio laboratorio d’arte di manuelita iannetti, in via a. vespucci – angolo via masci n.20. la performance vedrà coinvolti, oltre la sottoscritta, anche affezionati della scrittura, delle arti e della fotografia come stefania di cesare, romina guidelli, sara iannetti, chiara francesca cirillo, pierluigi ortolano e sandro d’orazio.

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a roma il 5 marzo

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non ne facciamo una questione di genere, ma solo di cromosomi. perciò vi aspettiamo sorridenti e libere alle 18.00 di giovedì 5 marzo nella biblioteca nelson mandela di roma, zona san giovanni. siamo io, cristiana astori e giancarla babino: sotto l’amorevole regia di loredana simonetti conversiamo su percorsi, misteri e altre amenità. è un’occasione per acquistare i nostri libri e averli autografati!

“in un silenzio frastornato osserviamo il mondo trasformarsi avvolto da un sudario color della cenere; lo guardiamo dimenticare, accanirsi, combattere, litigare, tornare bambino, non crescere mai. ancora, e ancora, come se nulla fosse successo, come se non avessimo mai lasciato le nostre case in nome di un ideale.” (da “loro non mi vedono”, ianieri edizioni)

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il coraggio non è un concetto universale

perché?, potresti chiedermi allora; perché no?, potrei risponderti io, assurta a giudice temporaneo di una corte masochista. dov’è il tuo coraggio?, mi chiedi; chi sei tu?, chiedo a te io, versando dell’acqua nel piccolo vaso di giacinti al centro del tavolo blu.
i bulbi si stanno affacciando.
la mia casa ha un aspetto normale, adesso, casalingo, e mi guarda intenerita mentre il giorno rientro carica di borse e di obiettivi.
le persone non amano allo stesso modo, a qualcuno la parola ‘totale’ devi spiegarla più volte. neanche il coraggio è un concetto universale, ognuno ha il suo e spesso non si vede, non è codificabile in azioni normali o prevedibili. coraggio può essere dire una parola d’un fiato, senza balbettare, o andare a vivere in campagna per un uomo lasciando quattro figli con la madre. il coraggio non è un concetto universale, e scosto la tenda riempiendomi gli occhi di questo cielo che c’è fuori, terso come un bambino che ha pianto dal sonno, come oggi che non c’erano nuvole e poi d’improvviso pioveva – nemmeno del sole ci si può fidare-.
da qualche giorno vive con me una coccinella, mi sento custodita.

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punto e virgola, a capo

(…)
ho messo via un po’ di illusioni
che prima o poi basta così
ne ho messe via due o tre cartoni e
comunque so che sono lì.
(…) Continua a leggere

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un luogo lontanissimo

mi parla da un luogo lontanissimo, forse pieno di prati o di ragnatele. fa uno sforzo sovrumano per attraversare con la voce questa grande distanza. il risultato finale è un urlo soffocato, di quelli che si fanno in sogno.
non ha una casa in cui tornare. la sua casa è il suo corpo, una gabbia costruita di azioni sopite. è la regina dei gesti spezzati, delle spente memorie: galleggia ignorante nelle cose che sa.
è una piuma impotente, sfogliata nella luce cieca del crepuscolo. un fiore dimenticato in cima allo stelo.

fiori nonna

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