e con il tuo spirito

c’è un grande silenzio a giugno nella stanza di un convento. è l’inizio di una meditazione. non è solo l’arredo spartano, non sono i muri spogli o il deserto dei corridoi. è il pensiero di un percorso lungo una vita, che finisce: sterminato, faticoso, assolato, tanto di ottanta anni quanto di tre, ma sempre circoscritto in una “giornata terrena”.
ecco, nel saluto a un padre spirituale c’è l’arrivederci di una gita pieno del ronzio psichedelico degli insetti. siamo stati bene, insieme, ma in fondo è stata solo una giornata: una giornata terrena. adesso è suo il regno dei cieli, adesso è nato a una nuova vita.
la lingua inglese ha un verbo per lo stridore della sopravvivenza: è to strive, il rutilante arrancare nel quotidiano. e invece dovremmo prenderla con meno rabbia, perché in fondo è solo una giornata. una giornata terrena.

c’è un grande silenzio a luglio per le strade, mentre raggiungo don ennio per il suo funerale. ho voluto camminare, avevo bisogno dei cartelli scritti a mano, chiuso per lutto cittadino; delle serrande abbassate, le porte a vetri sprangate; i colli piegati in riflessione. la beata innocenza dei turisti ai bar.

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il tour estivo di con la pelle ascolto

ecco dove parleremo del mio nuovo libro, con la pelle ascolto (ianieri edizioni), in questa strana estate 2018 senza compromessi.
a luglio siamo a giulianova, pescara, atri, francavilla, castellalto e penne. ad agosto sconfiniamo nella provincia dell’aquila, con villetta barrea, e nel profondo teatino, con casalbordino.
tutti gli aggiornamenti sono sulla mia fan page. vi aspettiamo!
tour estivo 2

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siate il meglio di qualunque cosa siate

Se non potete essere un pino sulla cima del colle
siate un bosco nella valle, ma siate
il migliore piccolo bosco sul lato del colle.
Siate un cespuglio se non potete essere un albero.
Se non potete essere cespuglio, siate un tocco di verde,
a rendere più lieto il cammino.
Se non potete essere un luccio, siate una spigola –
ma siate la spigola che rende vivo il lago.
Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere ciurma,
c’è qualcosa per tutti quaggiù;
c’è molto da fare e c’è il meno da fare,
il nostro compito è vicino .
Se non potete essere strada, siate allora un sentiero,
siate stella, se non potete essere il sole;
non con la mole vincete o fallite
Siate il meglio di qualunque cosa siate.

(Douglas Malloch)

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con la pelle ascolto

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ci sono voluti otto anni, una tesi di laurea, un’abilitazione all’insegnamento e una festa di matrimonio per completare questo mio nuovo romanzo. adesso “con la pelle ascolto” (ianieri edizioni, 2018) è realtà.
lo abbiamo mostrato per la prima volta al pubblico il 21 maggio, in occasione di “QUID – Quando un’idea diventa“, a giulianova. lo presentiamo bene-bene sabato 26 maggio alle 18 alla feltrinelli di pescara (via milano, angolo via trieste), grazie alla dialettica ineguagliabile dell’amico oscar buonamano. l’ingresso, naturalmente, è libero. anche ai bambini.
vi aspetto.

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i riflessi

all’inizio è sempre come la luna che sorge, sanguinoso e terribile.
poi l’intensità sale nel cielo, sempre più in alto, diventa più chiara, lampante.
in certe notti d’inverno la luna può stagliare contro la notte i monti più neri, se sono abbracciati di neve. è uno spettacolo irrinunciabile. il buio viene sbeffeggiato con un sorriso semplice, luminoso.

il declino inizia quando ancora la forma sembra piena e splendida. inizia quando a occhio nudo non si vede ancora; quando ancora la bocca è schiusa di stupore. il buio inizia a prendersi la rivincita mangiando poco a poco la perfezione, ogni giorno un po’ di più, fino a quando resta una falce con cui ferirsi.

spesso la sera devo fare un tratto di strada molto buio e con le curve. i fari abbaglianti si riflettono contro un certo muro, sempre lo stesso, ma ogni volta mi sembra di vedere anticipati i fari di un’altra auto. allora abbasso i miei, ma nessuna auto arriva. e ogni volta mi dico è successo di nuovo, il riflesso mi ha ingannata un’altra volta, ho creduto venire da altrove una luce che invece era la mia stessa luce.

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bambini

fattela, una serata, mi dice lui. lasciami il bambino, stai serena, prenditi del tempo libero. ma io non voglio del tempo libero, rispondo. libero da cosa? da una mia appendice? e come faccio a girare, monca, per strada?
libero è il tempo che si passa senza un peso. io non ho peso, solo un carico, croce e delizia al cuore. sono una bilancia tarata sulla dipendenza, sbilanciata completamente dalla parte degli abbracci, in maniera irrimediabile: tutto il resto è diventato leggero, vacuo. inconsistente.

lei ha proprio voglia, eh!, esclama di scherno uno studente che mi conosce da appena tre mesi. È il secondo in due anni scolastici, a usare quel tono tra l’esasperato e l’intenerito, come verso una bambina che salti sul divano all’ora di andare a dormire. lei ha proprio voglia! le stesse parole di una studentessa in un altro lugo e in un altro anno, pochi mesi fa. lei ha proprio voglia! ho pensato che l’anno in cui nessuno mi dirà così dovrò iniziare a combattere per non sentirmi perduta.

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