un forse detto piano

illudimi che io non sia corpo,

occhio, sorriso o gesto della mano.

maneggiami come una foglia

o piuma di fagiano,

meglio ancora un sasso, o un ramo

che prevede il soffio del vento.

ragionami come un’onda,

un pruno, un’ombra dissestata

fra breccia e marciapiede.

di tutto vorrei solo restare

aria, un moto, un’idea.

un forse detto piano,

dubitando.

“Sakura”, Mae Artist Performer Lapellelosente
Acquerello | Collezione Wabi Sabi (2018).
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l’errore*

Il bidello spinse le due piccole sedie in modo che gli schienali fossero contro il muro. Francesca le guardò dal fondo del corridoio e si chiese quale fosse destinata a lei e quale ad Alessandra. Si guardò le scarpe nere lucide e i calzini con lo sbuffo; li odiava, ma la mamma le aveva insegnato che era quello il modo di vestirsi nelle occasioni importanti. Le aule erano state svuotate e tutti i bambini e le bambine erano schierati in fila per due, raggruppati per classi; nei loro grembiuli neri sembravano delle lavagne puntellate di fiocchi azzurri e rosa.

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1440

la mia nonna bambina ha la testa fra le nuvole e i ricordi legati alla vestaglia. nella sua sala è sempre festa: i muri sono puntellati di foto di matrimoni importanti. c’è il suo, ci sono quelli dei figli e quelli dei figli dei suoi figli.
la mia nonna bambina è ogni giorno più piccolina. rivive i giorni della scuola e non sa dire cosa ha mangiato ieri. confonde alcuni tempi e azioni e resta sospesa in qualcosa che non sa raccontare. ogni volta che la vedo è un po’ più trasparente, ma ha sempre un sorriso fatto di luce.

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bilancio

ho letto
ho scritto
ho pensato non ce la posso fare
ho perso e non ancora ritrovato
ho scritto
ho pensato ce la posso fare
ho letto
ho montato astronavi
ho letto
ho scritto
ho messo calle in due vasi
ho pensato non so se ce la posso fare

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del superfluo e del contenitivo

mi dici che da questa esperienza stai traendo lezioni preziose, che finalmente riconosci il superfluo da quello che conta veramente. io ti ascolto e mi sembra di non capire. davvero aveva tutto questo spazio, nella tua vita, qualcosa che non era importante?

da questa esperienza, per quanto mi riguarda, sto solo ricevendo la conferma di cosa non posso fare a meno.

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quello stacco sulla piazza

l’ho seguito quasi per caso e solo perché me lo ha chiesto mia madre. mi ha telefonato apposta per assicurarsi che assistessi all’indulgenza plenaria, ho voluto rispettare un evento che per lei sembrava così importante.

l’ho ascoltato con in pancia l’ammirazione e la simpatia che la visione del film “i due papi” ha rafforzato in me.
l’ho ascoltato, ho pensato, l’ho compreso. lui parlava e parlava, solenne, istituzionale. mi piaceva quello che diceva.

poi, quello stacco sulla piazza.

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