di maggio

ma parliamo di quelli che muoiono in maggio,
quelli che l’acqua li inghiotte, il cuore tradisce,
quelli che il fiato sfinito si arrende.

non è lo stesso, lasciarsi col sole,
gridare il dolore mentre i glicini fanno profumo,
mentre i primi turisti, così bianchi di pelle,
attraversano il mare

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la ballata della speranza

angela aveva bisogno di tredici euro per comprare il latte. ha fermato i passanti all’angolo di una strada per chissà quanto tempo cercando di spiegare, nel suo italiano stentato, che in un certo posto era venduto in super offerta, tanto che lei avrebbe potuto sfamare il suo bambino per almeno tre settimane.
angela aveva la pelle africana e odorava di incenso. Continua a leggere

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amoroso giglio

una volta qualcuno mi ha detto che scrivevo come chi non ha figli, ma non mi ha mai spiegato il vero perché. adesso che ho te e la meraviglia è il sentimento che mi accompagna ogni giorno, da sei mesi a questa parte, capisco solo che molto di quello che ho scritto finora non potrei scriverlo oggi, perché non ho spazio per troppo dolore.
ho appena letto che Continua a leggere

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le parole che non ho trovato

me ne stavo lì, pietrificata. ludovico einaudi era davanti a me, firmava autografi con le spalle protette da due gorilla che smistavano persone come si fa intorno alle rockstar.
si sottoponeva docilmente alla prassi, forse anche stupito che ci fossero tanti giovani per lui. io ero e non ero in fila, aspettavo un po’ distante, con mio marito che, pronto con l’iphone, mi spronava invece ad avvicinarmi.
sarebbe stata la terza foto con ludovico einaudi nel giro di pochi anni, ma in pochi anni alcune cose erano cambiate e il risultato era che quella sera continuavo a fissarlo e a restare poco lontana. Continua a leggere

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nella mattina di natale

a casa abbiamo le finestre nuove. il vetro è a tre strati, per insonorizzare. stamattina la mattina di natale sembrava fatta di neve: alle nove non arrivava nessun suono, nessun segno di traffico. ho guardato fuori dalla finestra e ho contato fino a quindici, dopo il passaggio di una bicicletta. nessuno in vista.
il silenzio di neve di questa mattina di natale era come la pace del sogno che ho fatto poche notti fa: un tramonto in riva al mare, con la luce calda e stanca dei pomeriggi di agosto, le persone a rivoltarsi pigre sui teli.
la speranza dilaga, prudente e amniotica. i gesti sono cauti, lenti, in ascolto: imparano un tempo diverso, si preparano.

quella volta ho provato un istante di gioia e un’esplosione di terrore. “dio, fa che sia vero, dio fa che sia vero”.
adesso aspetto, nascosta, che il vero trionfi, e che il reale si innesti alla quieta speranza.

 

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riempiendo cassetti

lo scorso inverno ho contribuito alla campagna di autofinanziamento degli olotropica. è un gruppo musicale aquilano guidato dalla voce di valentina di cesare, che già conosco e ammiro per tanti motivi (tra cui il gioiellino di romanzo marta la sarta). li ho ascoltati dal vivo il 20 luglio 2014 a vasto, allo stesso evento che ha ospitato anche una delle prime presentazioni di loro non mi vedono: l’inaugurazione di art in the dunes.
la voce di valentina è particolare. potrei dire che graffia, però con delicatezza, come una puntina di un giradischi impolverata.
quando il cd mi è arrivato a casa mi sono sentita orgogliosa, perché il prodotto già solo all’apparenza è professionale e degno dei migliori scaffali di cd, e poi perché Continua a leggere

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