siamo tornati

e insomma al cinema c’è questo spot all star per la campagna #SoloAlCinema che viene trasmesso alla fine delle pubblicità, con questi due ragazzi che vanno al cinema (appunto) e incontrano i più noti attori e registi italiani a fare la fila, a passare lo straccio, a strappare il biglietto, proiettare il film. i due ragazzi sono piuttosto buffi mentre sgranano gli occhi e non ci possono credere di avere davanti pierfrancesco favino, elio germano o giulia michelini.

vederli lì tutti insieme fa bene anche a te che li guardi, perché insieme ai loro visi ti passano davanti agli occhi tutti i film in cui li hai visti e in cui a volte ti sei rivista anche tu, e pensi a quando gli ingressi e le uscite non erano segnalati dai separatori, l’unico problema di una stanza piena di gente era il troppo caldo, la sola prenotazione che non potevi dimenticare era al ristorante il sabato sera. pensi alle persone con cui hai visto un loro film, a quelle con cui ne hai parlato o alle citazioni che hai riproposto negli anni e ti sembra di aver percorso una distanza astrale.

e insomma alla fine arriva vittoria puccini che accompagna i ragazzi a sedere e lui le chiede ma che succede? e lei:

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cose senza importanza

ogni tanto, di sera, per un odore o un movimento che mi coglie di nascosto, io sono per un attimo altrove.

è una notte d’estate di due o tre anni fa e cammino per il corso di giulianova tra gli stand del mercatino. spingo il passeggino e c’è mia madre, con me. c’è calca: a tratti una delle due resta indietro, poi raggiunge l’altra. mi fermo da un produttore d’olio, compro una bottiglia piccola “per assaggiare”.

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un confronto con wilkie collins

la mia seconda novità editoriale 2020 è viva in carta e inchiostro e il suo cuoricino batte nel seno della tout court edizioni. la seconda traduzione di cui mi sono occupata nella prima parte dell’anno è acquistabile! la consulenza editoriale è affidata a dario pontuale, la prefazione ad alberto iapichino.

si tratta di quattro racconti di wilkie collins che sono stati raccolti in “the black cottage”. se vi piacciono arthur conan doyle, robert louis stevenson o edgar allan poe, vi piacerà anche la sua narrativa, così gotica e non priva di ironia.

i racconti risalgono al periodo che va dal 1857-87 e contengono mistero, inquietudine e rock’n’roll.

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i miei nonostante

ero rimasta indietro, ho dovuto seguire la celebrazione da fuori la chiesa.  alcuni chiacchieravano, c’era chi rispondeva al cellulare; di altoparlanti esterni nessuna traccia. la messa me la sarei dovuta inventare.

in più, una diavolo di sirena miagolava da non so dove, vicinissima, ogni dodici o tredici secondi.

ogni dodici. tredici. secondi.

adesso me ne vado, ho pensato.

non mi bastava il brusio della comunità adorante. avevo bisogno di parole di sollievo, nuove chiavi di lettura, verità sconvolgenti che illuminassero il cammino. invece non riuscivo a sentire niente e ho pensato: adesso me ne vado.

meow meow meow.

ho iniziato a contare i secondi mentre cercavo il filo del discorso, qualche frase da carpire.

meow meow meow.

dieci, undici, dodici.

meow meow meow.

sette, otto… dodici, tredici.

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un confronto con james joyce

grazie all’iniziativa del direttore di collana dario pontuale la casa editrice alter ego mi ha permesso di cimentarmi in un confronto con james joyce e mi ha affidato la traduzione, in qualità di cultore della materia, de “i morti”, l’ultimo racconto di “gente di dublino” (1914).

il libricino è uscito per i tipi “gli eletti” ed è stato un viaggio emozionante, a contatto diretto con la lingua viva in cui è stato pensato e scritto e un po’ anche dentro la testa dell’autore.

una bellissima esperienza, dallo scorso luglio disponibile a pochi euro.

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adelaide

l’avrei chiamata adelaide. è stata di passaggio: un tempo brevissimo, appena venti giorni. non ho fatto in tempo a sentire il suo battito, a scoprire il suo profilo, sentirla camminare in pancia.

un giorno sono stata incinta e un altro giorno, semplicemente, non lo sono stata più. è accaduto nel tempo ovattato della quarantena, quando tutto era immobile e misterioso, impronunciato. siamo stati messi in sospensione e così anche lei. è stata un frullio d’ali, che non fai in tempo a girarti che sei già sola.

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