libertà vo cercando, ch’è sì cara

vorrei conoscere il deserto e imparare a memoria il rumore della sabbia. vorrei saper distinguere un’oasi da una chimera e raccontare sempre nuove favole al sole. vorrei affrontare un clima torrido senza una goccia di sudore, vorrei chiudermi all’ipoocrisia e aprirmi alla consolazione.

mi si parla di libertà tra le fauci del vento. c’è stato un tempo di fughe e timori, ma ora questo tempo è passato: le cicatrici si chiamano esperienza, l’esperienza pretende determinazione. chi non lotterebbe con tutte le sue energie per difendere una conquista?

mi si dice che la mia generazione non è libera. che non lotta per mantenere la libertà interiore, che è piena di paure. io apro gli occhi in una delle notti più opprimenti dell’estate e vedo che di libertà probabilmente ne abbiamo tante, forse ormai tutte, e non ci hanno lasciato cicatrici, queste libertà, perciò non le abbiamo sempre davanti agli occhi, non ci strappano una smorfia di dolore quando ci sbattiamo contro. le diamo per scontate, guardiamo oltre, tanto oltre che ci ritroviamo un giro indietro.

libertà è però anche scegliere non prendersi tutta la libertà che abbiamo, con una sorta di autocensura preventiva. è difficile sentirsi un essere libero se ci si muove a tentoni verso il futuro, se il senso di appartenenza svapora – perchè anche i nomadi appartengono a qualcosa, fosse anche semplicemente a se stessi – se l’aria è un magma infuocato che toglie il respiro.
se si è un insetto che sbatte contro il vetro perchè vuole raggiungere il cielo al di là.

abbiamo ristretto il cerchio dei nostri limiti, per stare più caldi. una spruzzatina di clichè, e il mondo diventa nostro. senza vedere che non lo cambiamo affatto, e che i primi a cambiare dovremmo essere noi.

la libertà è cara, è costosa, e noi l’abbiamo avuta gratis. molte lotte che la mia generazione fa sono per conquiste di forma, non di sostanza. della sostanza, probabilmente, abbiamo una visione parziale: ne conosciamo solo una piccola percentuale, come l’essere umano usa solo una parte di cervello.

la libertà è un autoinganno, perchè finisce quando inizia quella di un altro.

francesca woodman, "self-deceit", 1978

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