dieci anni in poche frasi

per lungo tempo, ripensando alla me stessa di dieci anni fa, mi sono rivista sul primo banco di fronte alla lavagna a combattere con la matematica, sognare con il giornalino della scuola e cercarmi tra le righe di richard bach. mi sono vista, scarmigliata e disordinata, china a disegnare i miei ideali, cercando di dare loro una forma. per lungo tempo ho desiderato tornare indietro nel tempo solo per poter rassicurare la me di ieri su alcune grandi domande.
poi all’improvviso ho dovuto guardare il calendario e rendermi conto che dieci anni fa non ero più al liceo ma già all’università. ero in una vita nuova, che parlava di autonomia, vita pratica, dispense fotocopiate e notti sui libri. una vita nuova che era fatta di responsabilità e sogni imbucati in una cassetta delle lettere.

restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
le luci nel buio di case intraviste da un treno

il mio amico noam arp dice che le cose a volte sembrano cambiare per il solo scopo di rimanere uguali a prima. io torno nella mia cameretta, ogni tanto, e trovo tutto immutato e talmente disordinato che mi sembra di averci tutto il passato, disordinato. a volte penso che bisognerebbe buttare un po’ di cose, altre volte mi sembra che toglierei realtà alla mia adolescenza se lo facessi. una stanza troppo ordinata mi fa paura, quando perdi qualcosa non sai mai dove cercare. in una stanza caotica, invece, c’è sempre un’ultima speranza.
cosa ho perso io, dietro di me?
io so di aver perso qualcosa ma lo sto ancora cercando.

come in un libro scritto male

in dieci anni le cose non è che cambiano: si stravolgono. in un anno sì, cambiano. quante cose possono cambiare, in un anno? (…quante cose possono cambiare, in un anno), ma in dieci… uh, partono bianche e finiscono nere.
ad esempio, in dieci anni scopri che è vero, le persone non possono essere diverse da se stesse. al limite si possono educare o ammansire, ma la natura è la natura, e un leone, anche se allevato come un agnello, è sempre un leone, e prima o poi lo dimostrerà. puoi insegnare ad un serpente a sorridere e a non sibilare, ma all’occasione più ghiotta e meno prevedibile scatterà in avanti e ti morderà. i virus sono fatti per infettare, poco importa quanto ci metteranno, ma lo faranno; e gli erbivori, per quanto possano strepitare e graffiare e mordere, non divoreranno mai nessuno.

cara amica il tempo prende il tempo dà…
noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa

in dieci anni impari che le parole, così come i gesti, hanno un peso specifico che forse non basta una vita intera per apprendere; scopri che basta una sillaba a massacrare una persona, e un’altra per mandarla sulle stelle. che spesso un silenzio compensa migliaia di parole e si riempie di fragore se viene passato come scolorina su una poesia d’amore.

siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno

c’è una nebbia innaturale anche qui, come da noam arp. una nebbia densa come panna, e cieca. mi fa venire in mente il libro di saramago. è tutto bianco, anche di notte, e uno non sa cosa pensare. l’anormalità ovatta sempre i pensieri.
(feat. francesco guccini)
                                                                    

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Info su Cristina Mosca

scrivo, amo, vivo
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Una risposta a dieci anni in poche frasi

  1. Noam Arp scrive:

    “Tiger don’t change its stripes” (come dice Sawyer)… da noi, il lupo non perde il vizio; ma è lo stesso lupo che dice che l’uva è acerba; e spesso è più un meccanismo egodifensivo che una legge naturale – magari anche statisticamente valida.

    Quante cose possono cambiare in un anno? Ancora non lo so. E’ anche per questo che sono partito con il progetto “About Life”. Non certo perché spero di scoprirlo una volta per tutte; ma almeno per sbirciare nella scatola e vedere cosa regala il fantasma dei natali futuri.

    “L’anormalità ovatta sempre i pensieri”… Quando ho scritto della nebbia, io invece ho pensato a “La misteriosa fiamma della regina Loana” di Eco: la nebbia come non l’avrei mai pensata; che ti nasconde, che ti protegge. Il mio mondo ovattato da troppi ascolti in cuffia; il synth che parte con la modulazione di frequenza, e io che come al solito sono lì a cercare nuove visioni. A cercare mondi da far collidere con questo…

    Grazie per le pagine, per gli angoli dei libri piegati, per le ispirazioni reciproche e l’amicizia. D’altronde, siamo animali sociali… ora in versione 2.0, come il Web…

    A presto!

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