aridatece i fantasmi

tutti dicono che il tacco d’italia sia una delle mete più degne di vacanza. con un po’ di aspettative ad alto livello in testa, sono arrivata su questa costa con fare inquisitorio, e con sopracciglia corrugate stile terzo grado ho indagato le strade mentre andavamo verso otranto.
non c’è voluto molto a convincermi che quello che si sente dire non corrisponde a leggenda: è tutto vero, certo il mare è sempre il nostro mare, è l’adriatico, la tavolozza è sempre quella, il blu è sempre blu, non sarà mai arancione (al limite marrone, ma quella è un’altra storia), però un mare senza distese di sabbia ha contrasti di colore più forti e un fascino selvaggio che in abruzzo può essere paragonabile solo ad alcuni tratti della costa dei trabocchi. perciò evviva il salento, dalle cime tempestose e il vento guerriero.


siamo andati ad otranto, dove c’è il famoso castello di otranto. horace walpole ha scritto il primo romanzo gotico proprio pensando al castello di otranto, pare, intitolandolo infatti the castle of otranto. quante volte ho detto castello di otranto? d’accordo, continuo.
con la testa piena di reminescenze gotiche ho provveduto ad esplorare l’ambito castello, aggiungendoci di striscio anche la mostra di picasso, cercando ispirazioni ed echi ancestrali che mi dimostrassero la permanenza di spiriti inquieti. delusione: tra infissi blindati, pareti ridipinte, sistemi di sicurezza e arredamento moderno, neanche un ectoplasmino piccolo piccolo. deve essere stato neutralizzato dalle parabole e dalle antenne delle case intorno, ho pensato. sarà che ogni scarrafone è bello a mamma sua, ma ho pensato anche che la fortezza di civitella del tronto ha saputo/potuto operare un recupero più saggio. a civitella gli echi non si sono spenti, l’impatto tra passato e presente è minimo, qui invece non solo gli anni si azzerano, ma vengono persino proiettati in avanti.
dopo aver visto le lucine di natale sovrastare la punta di diamante, ho capito che i fantasmi del castello di otranto devono essere scappati tutti qui, magari seguendo l’apposita segnaletica:

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