6.12.2004

è un giorno
normale
in cui il cielo rimpiange leggero
l’autunno che muore,
in cui le auto gli incroci i semafori
vanno tranquilli al ritmo di sempre.
la gente, le voci, i rumori,
risate che incaute infrangono miti.
le piccole gioie, dolori asfissianti,
un volto che amaro mi cerca ma invano.

e poi
tu
al telefono

“il nonno è andato via…”

parole
sentite
già nove anni fa.

un capitolo chiuso è il male più grande
da figlio ora resti un padre soltanto
a caccia ed in cerca di foto e racconti.
io so
l’amore che metti quando stipi ricordi
io so la morsa fremente della separazione
io so il coraggio e il timore di vivere,
il non volere piantare legumi
per paura di non arrivare.
so anche la stanchezza negli occhi
e la voglia di riposare.
e una mano stretta alla tua
che sa che è ora di andare.

sei anni sgocciolati lenti nel buio

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