white (h)air

dopo dieci anni di felice relazione, il mio parrucchiere tre mesi fa mi ha detto: cri, ma quanti capelli bianchi hai?
ti amo anche io, gli ho risposto.
la verità è che fino a due anni fa mi divertivo ad andare molto di biondo, quindi, ammesso che avessi capelli bianchi, non si vedevano. (facile che li avessi, è di famiglia). ad ogni modo, sono troppo pochi per andare in paranoia. non ancora almeno.
invece scoprire tracce di bianco su chi ti è accanto apre nuovi orizzonti. non è come quando conosci uno e lo devi descrivere e dici: è un po’ brizzolato. non è come andare a studiare all’università e scoprire ogni fine settimana che il ciuffo di tuo padre è sempre un po’ più chiaro.
no. è che fino alla settimana scorsa quei peli bianchi erano neri. te ne saresti accorta, altrimenti. perciò resti lì a spiare divertita quei nuovi arrivati chiedendogli quasi: da dove siete passati, che non mi sono accorta di niente? hanno un piano ben definito, i bastardi, sono distribuiti in maniera studiata a tavolino per ridisegnare un volto. quasi un buon motivo per ri-innamorarti da capo.

un giorno potrò sempre dire: guarda, bello, che conosco quest’uomo da quando aveva tutti i capelli neri. anche se ci sarà sempre qualcun altro che potrà rispondermi: guarda, bella, che conosco quest’uomo da quando aveva i capelli.

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