dei pugni chiusi

avevo imparato che chi non si aspetta niente non rimane mai deluso. me lo aveva insegnato una citazione di pope, e io credevo di averlo imparato. oggi questa certezza si squassa invece di fronte ad un’altra certezza: che non è vero, non l’ho imparato affatto.
sono felice perchè non mi aspetto nulla da nessuno, perciò quando mi viene donato con sincerità tempo, un sorriso, spontaneità, gioia, anche malumore, perchè no, anche il malumore mi prendo volentieri, ecco, per me è un dono che non ho chiesto, non ho programmato, e che perciò mi arricchisce e mi rende felice.
io sono così. riesco ad esserlo sempre.
con una sola eccezione.

non sono un’integralista. non vedo le cose o bianche o nere. ci sono troppi colori nel mondo per ignorarli senza essere ciechi.
per questo prevedere un’eccezione – una sola, unica eccezione – sconvolge me e i principi che mi sono imposta.
conoscere la delusione da un’eccezione lascia la bocca amara.

non si dovrebbe puntare ingenti somme sempre sullo stesso numero, sperando che prima o poi esca. la vincita non sempre restituisce quanto perso.

sono stata molto tempo ai piedi di un tavolo, godendo delle molliche di tempo che mi venivano offerte. ero felice di queste molliche, ero felice di farle durare il più a lungo possibile, perchè le amavo e doverle aspettare non mi pesava, perchè sapevo che quando le avrei avute sarebbe stato meraviglioso.
ho sempre ritenuto la volpe del piccolo principe una stupida: perchè chiedere un orario, col rischio di non vederlo rispettato? e se poi l’amico per un imprevisto non si presentasse? ha idea la volpe del piccolo principe che dolore lancinante sia affrontare una profondissima delusione?
ho sempre associato le aspettative a quanto di più limitante, opprimente, buio e fetido potessi immaginare. le ho sempre considerate un ostacolo alla felicità. “beato l’uomo che non aspetta niente, perchè non resterà mai deluso”: così diceva pope.
è questo il segreto del mio benessere: non ho mai preso più di quanto mi si potesse dare. ho sempre ritenuto che, quando si vuole bene ad una persona, non le si debba chiedere niente. che tutto debba basarsi sulla fiducia, sulla verità, sulla spontaneità, sulla gioia. non ho mai preteso di vedere soddisfatto un mio bisogno il momento stesso in cui ne sentissi la necessità. ho sempre aspettato di capitare su quel punto fortunato in cui io tangente potessi incontrare il tanto desiderato cerchio. ho sempre dato un grande valore all’attesa. è la chiave dei piaceri più alti.

poi è successa una cosa: ho cominciato a chiedere.
nel momento stesso in cui ho chiesto, ho realizzato di nutrire un’aspettativa.
quella di essere capita.
io, una volta tanto.

la cordicella dell’attesa si era sfilacciata, consunta, sformata. ho conosciuto i segni dell’impazienza. mi sono vista intollerante. mi sono guardata gesticolare e usare tutte quelle parole che le persone usano con quelli di cui si fidano, ma non con quelli a cui sono realmente rivolte. mi sono ascoltata dare spiegazioni più e più volte, ma solo a me stessa. ho tratto delle conclusioni rinunciando a porre di nuovo domande già formulate, temendo di dover ascoltare risposte già sentite.
ho smesso di giustificare, e per una volta ho scelto di guardare il mondo con una sola lente colorata, quella che mi calzava meglio. come fa la maggior parte delle persone.

questo non mi ha resa felice.

eppure continuo ad avere pretese. pretendo che si tenga alta la guardia, pretendo che non ci si abbatta, pretendo che si renda giustizia a quello che non si vede. pretendo tempo, pretendo obiettività, pretendo disciplina; e pretendo allo stesso tempo delicatezza, poesia, buonsenso. pretendo temperanza, pretendo rispetto. pretendo che si smetta di navigare a vista.
pretendo di essere libera di assecondare uno stile mio di vita senza trovarmi un dito puntato contro. pretendo coraggio, pretendo perseveranza, pretendo di non piangere.
la cosa più difficile da accettare mentre metabolizzo questa nuova, misteriosa fase della mia vita, è che questa ignota, imponderabile fase della mia vita è, probabilmente, solo da accettare.

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