mi parla da un luogo lontanissimo, forse pieno di prati o di ragnatele. fa uno sforzo sovrumano per attraversare con la voce questa grande distanza. il risultato finale è un urlo soffocato, di quelli che si fanno in sogno.
non ha una casa in cui tornare. la sua casa è il suo corpo, una gabbia costruita di azioni sopite. è la regina dei gesti spezzati, delle spente memorie: galleggia ignorante nelle cose che sa.
è una piuma impotente, sfogliata nella luce cieca del crepuscolo. un fiore dimenticato in cima allo stelo.









