roma, rodin e le lacrime

photo 4_“perché tu piangi?”
l’uomo è straniero, scuro di pelle. lo sento parlare al telefono mentre stiamo per incrociarci sul marciapiede.
“perché tu piangi?”
lo chiede una seconda volta, con tono uguale, gli occhi in strada, la fronte a rughe. come se in cambio di parole ricevesse solo sospiri.
“perché tu piangi?”, chiede, una terza volta.

pranzo in stazione, al secondo piano, seduta vicino alla vetrata. da qui vedo un ragazzo in giacca e cravatta, timoroso, immobile davanti al suo punto vendita. deve convincere persone frettolose ad ascoltarlo e ad entrare, deve imparare a riconoscerle e a fermarle. il ragazzo sembra molto giovane, potrebbe essere un neolaureato o alle prime esperienze. lo guardo indisturbata dalla mia postazione, lui cerca tra le persone, non alza lo sguardo. mi sembra il protagonista di un film muto: posso solo vederlo muovere le labbra e ascoltare il suo linguaggio del corpo quando crede di non essere osservato. dev’essere una delle prime volte che lo mettono a fermare le persone che passano. a lui non piace, non è portato, è un ragazzo troppo gentile ed educato, probabilmente un po’ timido, e non ci riesce. le uniche persone a fermarsi, nella mezz’ora in cui lo vedo tentare, sono viaggiatori in cerca del loro binario. nel frattempo si sbilancia su una gamba, si tormenta le mani. quando riesce ad ottenere attenzione, per quei pochi secondi si emoziona al punto che si tocca la barba, imbarazzato. si sente un mendicante, stasera tornerà a casa e racconterà alla sua ragazza che non ci è riuscito, non gli piace, è umiliante; oppure si dirà la prossima volta ce la faccio, devo provare questo e questo; oppure si chiuderà nel silenzio di un senso  ingiusto di sconfitta.
il ragazzo non è tagliato per fare quella parte di quel lavoro, e probabilmente lui lo sa. però gli hanno dato un incarico e lui sta cercando di svolgerlo, andando contro e oltre se stesso. mentre lo guardo sono certa che, quando avrà trovato il suo posto nel mondo, lo renderà migliore.photo 2_

il dolore marmoreo di rodin, “poeta perso nella scultura”. le figure tese in ricerca disperata. le nostre anime incise nella pietra.

la storia più bella di tutti i tempi, gesù cristo e maddalena, una voce che a distanza di quarant’anni è ancora potente nonostante l’influenza, in acuti, modulazioni e intensità. uno spettacolo interrotto di continuo dagli applausi. altissima carica emotiva, felicità incontenibile, ted neeley sul palco, l’unico e originale cristo sceso in terra, spalleggiato divinamente dal nuovo carl anderson, feysal feysal boncianibonciani. la storia di feysal, sono sicura, è soltanto iniziata.

roma di notte, le nuvole negli occhi, i palazzi illuminati e il traffico del sabato sera. una coppia di stranieri svolta l’angolo, lei ha i capelli rossi e gli occhi pieni di lacrime; camminano e si tengono per mano, lui le parla comprensivo, la guarda, ma non cerca perdono. sembra sapere che è una cosa che deve soltanto passare: forse hanno ricevuto una brutta notizia, oppure è un momento di sconforto, forse nostalgia, e ora si stanno muovendo rapidi verso un luogo in cui parlarne.
svolto io l’angolo. una coppia è ferma davanti ad un locale. lei nasconde il viso tra le braccia, china su una specie di bancone, piange disperata ma senza suono. di nuovo mi sembra di guardare un film muto, vedo solo i sussulti del suo corpo. lui la regge per la vita e guarda lontano, triste e paziente, partecipe a quel pianto. forse ne è il responsabile, o un semplice testimone. o forse la ragazza ha solo bevuto troppo.

fugit amor_

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Informazioni su Cristina Mosca

scrivo, amo, vivo
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