kiss the rain

pronto? c’è qualcuno che ascolta ancora? l’unica immagine che ho davanti è un plettro al collo, e l’atto di scioglierlo come si scioglie una promessa. il depositarlo dolce in una mano semiaperta e rassegnata.
l’ultimo sapore è quello di un’abitudine stopposa, da rifuggire sempre, il pugnale che non vedi finchè non brilla nella notte. amaro amore amando sempre il vero. la fronte aggrottata si chiude d’ostinazione stanca, rifiutando di mettere in ordine i pensieri per poi lanciarli contro un muro di gomma. un pericolo che non riconosci al fiuto, perché non lo hai mai incontrato. un odore che certi giorni non mi conosco.
dormire, per dove? rifugiarsi contro l’oggi, rinsaldarsi per il domani.
sento la mancanza di qualcosa che già ho, mi mancherà qualcosa di nuovo che oggi non so.

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Informazioni su Cristina Mosca

scrivo, amo, vivo
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1 risposta a kiss the rain

  1. Fernando Ventresca scrive:

    Si penso che dal tuo pensiero scaturisca una personalità poliedrica di un personaggio immaginario ma spesso anche reale, potrei essere anch’io la persona con la doppia necessità o identità, che vorrebbe essere coerente con un’unica linea di vita, poi invece ci si accorge che la vita ti sta scorrendo addosso come l’acqua della doccia, che scorre e tu non puoi fare niente per fermarla e deviarla a tuo piacere.
    Globo a Sambuceto è un ottimo centro di vendita di materiali per l’edilizia e soprattutto per i bagni, le docce, gli idromassaggi , quindi il problema sta proprio nella quotidianità a volte noiosa, barbosa ma di questo bene importante dell’esserci su questo pianeta e già ampiamente soddisfacente perché esisto, difatti penso che sia la maggiore soddisfazione che ci tranquillizza e ci gratifica.
    Un buona dose di ” mene infischio ” che non è menefreghismo allo stato puro, e semplicemente un toccasana come un elisir di lunga vita, tonificante che ti ubriaca leggermente, ma come ben compredi anche un modesto bicchiere di buon cognac d’annata tira su, soprattutto dove fa freddo, e spesso fa freddo anche al mare.
    Capisco e comprendo la situazione personale del tuo personaggio, ma non è colpa degli altri il disagio ambientale e dello spirito che di tanto in tanto gli tornano in mente, è semplicemente lucida follia, io ne sono afflitto dalla nascita, quando quel doloretto che ti sale, e pensi : ” è la fine faccio testamento ma poi non sai a chi dare il gatto….” e allora ti riprendi e dice vabbè, magari a morire ci sarà tempo, al prossimo sogno.
    Allora pensi che è quasi primavera è la natura rinasce e ti fornisce il giusto apporto calorico di ottimismo, poi viene l’estate ” tutta vita “, notte alta, mattina tardi, e la giornata ti scorre più intensamente non solo nelle vene.
    Il mio rimedio è molto semplice : ” a dà passà la nuttata ” e il giorno dopo sono di nuovo in forma in cerca di una nuova avventura e di nuovi stimoli, ma una cosa non ho mai fatto nella vita, accollare agli altri i miei limiti di azione e di ragione, mi sentirei stupido, allora è anche giusto nascondere qualche sassolino dalle proprie scarpe, ma dire che una frase smozzicata e senza doppi sensi, tanto per dire qualcosa possa offendere o di aver capito male, francamente come scusante mi pare puerile.
    Sarebbe più giusto e onesto da parte del personaggio immaginario affermare quali sono i propri limiti affettivi e personali oltre i quali non si va, ti pare ?
    Non mi sento per nulla toccato dalla pur intensa vita vissuta dal tuo personaggio, non mi riguarda, ma una volta mi è capitato nella vita di aver scoperto un carattere simile di cui avevo la necessità di parlargli e dialogare con lui, un amico, che dopo averlo trovato simile nelle vedute e nella libertà di espressione, ha cambiato improvvisamente città di residenza, e da allora non l’ho più visto !
    Pazienza si dice da queste parti: ” morto un papa se ne fà un’altro ” non è cinismo ma è la legge della sopravvivenza spirituale e materiale che ci distingue tutti, o quasi…..!
    F.

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