il coraggio non è un concetto universale

perché?, potresti chiedermi allora; perché no?, potrei risponderti io, assurta a giudice temporaneo di una corte masochista. dov’è il tuo coraggio?, mi chiedi; chi sei tu?, chiedo a te io, versando dell’acqua nel piccolo vaso di giacinti al centro del tavolo blu.
i bulbi si stanno affacciando.
la mia casa ha un aspetto normale, adesso, casalingo, e mi guarda intenerita mentre il giorno rientro carica di borse e di obiettivi.
le persone non amano allo stesso modo, a qualcuno la parola ‘totale’ devi spiegarla più volte. neanche il coraggio è un concetto universale, ognuno ha il suo e spesso non si vede, non è codificabile in azioni normali o prevedibili. coraggio può essere dire una parola d’un fiato, senza balbettare, o andare a vivere in campagna per un uomo lasciando quattro figli con la madre. il coraggio non è un concetto universale, e scosto la tenda riempiendomi gli occhi di questo cielo che c’è fuori, terso come un bambino che ha pianto dal sonno, come oggi che non c’erano nuvole e poi d’improvviso pioveva – nemmeno del sole ci si può fidare-.
da qualche giorno vive con me una coccinella, mi sento custodita.

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Informazioni su Cristina Mosca

scrivo, amo, vivo
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